Lettera agli attori / L’idea della PSK

Lettera agli attori / L’idea della PSK

QUESTA È LA LETTERA AGLI ATTORI, SCRITTA PER PRESENTARE L’IDEA DELLA PSK.
Fu scritta all’indomani di Romeo e Giulietta. Era evidente che l’Eliseo aveva molte difficoltà a mantenere la promessa di fare altre produzioni con il gruppo originario. Erano evidenti anche tante altre cose. Fu scritta sotto un tremendo temporale, nel deserto australiano. Se ci salviamo, pensavo, e se gli attori mi dicono tutti di sì, faremo La Tempesta. Ci siamo salvati.
E gli attori hanno risposto , tutti, di sì.

‘Sì’ è la parola più bella del mondo.

 

PSK
Popular Shakespeare Kompany

12 luglio 2011

Descrizione del progetto Popular Shakespeare Kompany

Dal punto di vista artistico l’idea è molto semplice. Essa nasce dal desiderio di conservare il gruppo che ha dato vita a Romeo e Giulietta, per continuare a lavorare sui grandi testi classici (shakespeariani e non).

E’ un gruppo di artisti (regista attori scenografo musicista costumista e luci ) che dovrà stare insieme con coerenza, ma senza rigidità : non è obbligatorio aderire alla Popular solo perché si è preso parte a Romeo e Giulietta, e viceversa.

L’idea base della Kompany è quello di rivitalizzare il repertorio classico e di imprimere una nuova energia al teatro popolare ‘di tradizione‘.
Fin qui, nessuna novità particolare: siamo sempre nel campo ove da sempre si coltivano e (talvolta) si raccolgono i frutti delle buone intenzioni.

Partiamo da un dato di fatto: se si affidano i nostri progetti ad un Teatro Più o Meno Stabile forse si potrà disporre di qualche (avara) solidità economica e organizzativa, ma si perderà ogni speranza di agire con agilità, autonomia, pieno controllo e fantasia.

A tutti gli effetti, si entra nel ‘loro’ progetto complessivo. Si diviene tasselli di un lavoro aziendale che non sempre è coerente con lo spirito del progetto artistico.

Non c’è niente di male se questo succede con i ‘normali’ spettacoli, che trovano comunque una loro vitalità anche nel tran tran del sistema generale, ma con una compagnia come la Popular, può risultare molto dannoso.

Ma come fare a meno dei loro soldi (anche se pochissimi, ormai)?

Non si corre il rischio di formare l’ennesimo gruppetto ‘low budget’?

Sì. Ma una verità incontrovertibile è che il budget per le produzioni si è assottigliato moltissimo negli ultimi anni. L’esperienza fatta insieme è un esempio chiaro : abbiamo fatto tanti spettacoli con pochissimi soldi e tantissima buona volontà. Il pensiero che più volte mi ha tormentato, durante la genesi di quegli spettacoli, era : ma a queste condizioni potevamo produrre da soli! In fondo, è solo un divertimento in più.

Occorre investire, e MOLTO, anche in attività spesso sono lasciate all’iniziativa altrui, e che nella Popular Shak Company debbono passare sotto il nostro diretto controllo: immagine, pubblicità e marketing. Per controllarle e farle come vogliamo noi.

Ho individuato un’altra fonte possibile di conoscenza del nostro spirito, e anche – perchè no? – fonte di piccoli contributi: I LABORATORI. Nella Popular ci sono persone con lunga esperienza di insegnamento, a partire dal regista. Con una sola settimana di lavoro si potrebbero racimolare qualcosa che potrebbe aiutare il Progetto Immagine e Pubblicità.

Concludo dicendo che l’impegno della Popular non sarà continuo, e non impedirà a coloro che hanno già delle realtà produttive da seguire di continuare il loro lavoro. Non è una scelta definitiva. È un gruppo di artisti che – ogni tanto – crea un evento teatrale importante. Penso a un impegno di due o tre mesi all’anno, circa, tra prove e spettacolo . La vita invernale degli spettacoli dipenderà dall’interesse che il mercato avrà per il nostro lavoro.

Questa della produzione è un’impresa che, se passa sotto il nostro diretto controllo, può evolvere in modo molto positivo. Anche dal punto di vista della politica culturale. Non nascondo infatti che la Popular nasce esattamente in un epoca in cui nessuno si avventura volentieri a fare i classici, o a trovare vie produttive diverse dalle solite : tagliare cast, paghe, materiali, ecc eppure continuare a fare sempre le stesse cose , facendo finta di niente. Aspettando la fine della crisi. Mi permetto di dire qualcosa di impopolare : nel campo artistico questa crisi può rappresentare un’occasione di rinascita. Noi crediamo in qualcosa che assomiglia molto all’ecologia. I suoi principi, se applicati all’arte che ci compete (l’arte della scena e della recitazione) possono offrire un impulso creativo importantissimo.

La Popular Shakespeare Kompany è la nostra risposta alla crisi.

E la nostra risposta è: c’è solo una grave crisi di idee.

Di idee anche e soprattutto produttive.

Sono perfettamente conscio che il progetto così come presentato non è esente da errori e da valutazioni superficiali. Ma sono anche perfettamente consapevole che tutti gli errori verranno corretti in corso d’opera, purchè opera ci sia.

Sono da sempre convinto che il nostro compito è quello di creare bellezza, come possiamo, fin dove possiamo. Il nostro compito è dunque di andare in scena. E di andarci alla grande. Ci è stato dato in sorte un periodo storico di grande crisi economica.   Non so se ne usciremo. Ma so che andremo in scena lo stesso.

Where there is a WILL, there is a way.

( Dove c’è la volontà, c’è una via.)

V .B.